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UNA STORIA TRISTE

Era l'anno 1990, esattamente le ore 00.26 del giorno 27 dicembre.
Io stavo rientrando a casa, avevo appena installato l'autoradio nuova, insieme a quello che oggi è mio cognato, ed ero contento...
Metto l'auto in garage, scendo, esco dal garage, mi accingo a chiudere e sento un rumore.
Un rumore sordo, bradicardico, tumtumtumtum ... non capisco cosa sia.
Faccio silenzio, ascolto e finalmente penso: "oh guarda, un cretino si è dimenticato la macchina accesa dentro il garage..."
Mi muovo verso la sorgente di quel rumore, ora lo sento bene, è proprio una macchina... un momento! Fa decisamente troppo rumore: come ha fatto il proprietario a non accorgersene? Non ho ancora realizzato, non voglio farlo: torno in garage, sto correndo, prendo uno sgabello e una torcia, torno indietro e guardo attraverso lo sfiatatoio.
E vedo quello che non auguro a nessuno di vedere, vedo distintamente un tubo verde infilato nel finestrino. Urlo: "Fa no cazzate ! "(Ancora oggi mi chiedo come mi sia uscita questa frase).
Volo a citofonare ai miei: "CHIAMATE AMBULANZA E POLIZIA: NEL GARAGE C'E' UN SUICIDIO!" E mia madre risponde: " chi è?", la mia risposta è un lontano, disperato, urlato: "CHE TI FREGA CHI E', CHIAMA E BASTA !" Io non ho ancora capito chi ci sia in quella macchina, probabilmente non voglio capire, corro di nuovo sotto, e incomincio a prendere a spallate la porta del garage, arriva un amico e siamo in due a scagliarci con tutta la nostra forza contro quella maledetta porta. Dopo qualche minuto la porta si piega ed esce dalle guide, abbastanza perchè noi si possa rigirarla indietro e creare un passaggio.
Entro, e finalmente capisco.
La macchina è una Seat Ibiza, quindi dentro non c'è un anonimo vicino.
C'è proprio il mio migliore amico, MIKE, fondatore, con me, del nostro gruppetto di bastardi.
Lo tiro fuori, lo porto all'aria, respira ancora.
Non capisco un cazzo di medicina e non so da quanto tempo era lì dentro. So solo che respira e quindi sono moderatamente contento.
Dopo pochissimi secondi, trascorsi con la testa del mio amico sulle ginocchia, arriva la polizia e l'ambulanza, lo caricano e decollano.
Io devo restare lì, sono un testimone, spiego meglio che posso quello che è successo al poliziotto, e poi gli chiedo di informarsi come sta il mio amico.
Lui chiama per radio, e poi: "E' DECEDUTO !".
"Ma come morto, respirava!"
"No, non è morto, è deceduto!" Non posso dire, con assoluta onestà , se questa sia davvero stata la frase che il poliziotto ha pronunciato, ma questo è quello che ricordo ancora oggi, dopo quasi quindici anni, insieme ad un sonoro "VAFFANCULO A TE E VAFFANCULO A TUTTI, DIO COMPRESO !", urlato e pianto dentro di me.



Torno a casa, chiamo tutti gli altri, è tardissimo, ma non credo che gliene fregherà molto.
Dopo dieci minuti siamo tutti a casa mia, muti, con lo sguardo fisso come ebeti.

Quegli sguardi si chiedono una cosa sola: PERCHE' ??
Perchè uno splendido, intelligente ragazzo di 21 anni, brillante studente universitario, con un futuro davanti a sè, indubbiamente costellato di migliaia e migliaia di soddisfazioni, può, ad un tratto, divenire così cieco da non vedere altro che un muro nero, e divenire così stupido da pensare di non poterlo superare ed a non pensare a chiedere una mano a noi?

Sono quindici anni che me lo chiedo, ho fatto ogni tipo di analisi, non è che io sia stupido, il motivo contingente l'ho capito benissimo, ma ho capito anche un'altra cosa, ed è questo il messaggio che voglio dare a tutti voi, che avete resistito a leggere fin qui: quel motivo, qualsiasi esso sia, è completamente sbagliato!
Prendo a prestito una citazione: "La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita" alla quale io aggiungo: "E se non la apri, quella cazzo di scatola, non lo saprai mai!".
Oggi, tutti noi Ruttagnoni, siamo realizzati: abbiamo famiglia, un lavoro, un'abitazione. Cose semplici, cose grandi, come la nostra amicizia, cose che avrebbe avuto anche il nostro amico, che lo avrebbero reso infinitamente felice, e ancora oggi, tutti noi, guardiamo indietro e ci chiediamo ancora perchè.
Perchè siamo stati così tanto amici da lasciarti percorrere quel pezzetto di strada senza di noi, perchè siamo stati così poco amici e così tanto stupidi da non accorgerci di niente, da non capire l'abisso - il bicchiere d'acqua in realtà - nel quale ti stavi perdendo, e, per finire, PERCHE' NON CI SIAMO FATTI I CAZZI TUOI A SANGUE ???

Per concludere, a tutti voi che mi avete seguito fin qui, voglio dire, dal profondo del cuore, due cose:

- Non disperate mai, qualsiasi cosa vi succeda, guardatevi intorno, cercate, scavate: troverete sicuramente una mano amica che vi condurrà fuori dal buio.
- Fatevi sempre, comunque, a prescindere, i cazzi degli altri, specialmente se questi sono vostri amici, e non abbiate paura di fare la figura dei fessi, meglio così che rimpiangerlo per tutta la vita!



MICHELE

Quindici anni insieme,
nel bene e nel male.
Quante partite a calcio,
quante corse in bici.
Goliardi insieme
nel primo cinema osè.
I miei consigli
per la tua prima ragazza.
Tua la lettera
a colei che mi ferì.
Ti ho insegnato a guidare,
mi hai aiutato a vivere.
Tua la spalla sulla quale piangevo.
Scorribande di ragazzi, scherzi,
insieme a ballare,
insieme a conquistare,
le ragazze, il mondo !
Poi ti sei un po' perso,
ed io son stato cieco.
Dio !!! Quanti rimorsi.
Viglia di Natale, i tuoi occhi un po' tristi,
ma io non li ho visti.
Una sera son tornato a casa
e la tua macchina era accesa
e tu eri dentro.
Quindici anni insieme,
nel bene e nel male,
ma tu hai cancellato tutto
in una nuvola di ossido di carbonio.




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